Natsuko Toyofuku

Natsuko Toyofuku, Natsu per gli amici, giunge in Italia dal Giappone da bambina e nel capoluogo lombardo trova la sua patria d’elezione. Il padre, Tomomori Toyofuku, è stato uno di quei grandi talenti che negli anni ‘60 e ’70 hanno improntato all’Informale la scultura nipponica, rivoluzionando poetiche espressive che erano sì ancora legate alla tradizione, ma ormai mature per aprirsi agli influssi delle tendenze europee e americane. La  madre, Kazuko, utilizzava il pennello con grande maestria per dar vita a raffinate composizioni pittoriche che molto dovevano all’eleganza e all’estemporaneità della scuola del calligramma orientale. Natsu non può che ereditare dunque una predisposizione alla ricerca formale e la voglia di uscire dagli schemi: sperimenta negli anni ’80 tecniche e materiali inusuali in un ambito espressivo del tutto particolare come quello del gioiello - ancora teso, in Italia come all’estero, ad assecondare un gusto fondamentalmente classico - e anticipa stili che si sarebbero rivelati vincenti in tempi successivi.

Gli esordi di Natsu nel campo del gioiello risalgono infatti agli anni ‘80, quando inizia a esplorare un po’ istintivamente un po’ avventurosamente la plasticità che materiali non preziosi possono offrire alle mani dell’orafo. Utilizzando, ad esempio, la perla, la magica ”gemma” cara alla cultura giapponese, ma anche metalli “non nobili”, come l’argento e il bronzo prevalentemente fusi a cera persa.

Nel 2009 Natsuko Toyofuku apre il suo atelier in via della Pergola, a Milano, nel cortile di un palazzo d’epoca del quartiere Isola. Qui oggi, come in una piccola galleria d’arte, sono raccolti i suoi gioielli e le sue sculture da tavolo e da parete, in bronzo e argento. Qui tutto è frutto di un mix di culture: l'alta tradizione artigianale italiana – la fonditura dei pezzi avviene presso laboratori della Brianza, mentre assemblaggio e finitura sono eseguiti a Milano – e l'estetica orientale, che deriva all'artista dalle sue origini giapponesi. Si tratta di

multipli lavorati uno per uno, come pezzi unici, che tali diventano per la loro irripetibilità.

“Il bronzo”, spiega Natsu “è molto vicino alla mia sensibilità. Ha una tonalità calda e assume patine straordinarie". A questo metallo l'artista ha accostato nei pezzi più recenti gli smalti colorati.
"Ho trovato nello smalto, grazie anche alla straordinaria professionalità di tecnici specializzati, un’opportunità per esprimere le mie inclinazioni pittoriche”, conclude.
Ma nel bronzo sono spesso incastonate anche pietre rare, brasiliane o africane: quarzi lemon, orange, o rutilati, ludoliti, dendriti, radici di turchese, e ogni altra gemma semi preziosa che riassuma, in pochi centimetri quadrati, il fascino del mondo minerale.